A colloquio con… Vittorio Barsotti

Vittorio Barsotti
Vittorio Barsotti

Come è nata la passione per il Jazz?

Come tutte le cose interessanti che si scoprono nella vita, anch’io, avvicinandoni alla musica (tutti i generi) ho cominciato ad apprezzare il Jazz. Inoltre in casa mia si ascoltavano i dischi delle famose orchestre di allora (anni 40 e 50), Glenn Miller, Duke Ellington, ecc. e da questo è nata la passione, corroborata da esperienze dirette come componente di un gruppo musicale lucchese nei famosi anni’60.

Parlaci del tuo rapporto con  il famoso complesso “I 4 di Lucca”

Anche se non ho avuto rapporti diretti con loro, se non quando è stato rifondato il Circolo Lucca Jazz nel 2004, ho sempre seguito la loro strepitosa carriera musicale. Poi ne sono diventato amico e da un’idea di Giampiero Giusti è nata Lucca Jazz Donna a cui hanno collaborato anche gli altri, a partire da Giovanni Tommaso, ma anche Antonello Vannucchi e Vito Tommaso. Tutti estremamente felici di poter mantenere stretti contatti con la loro città che li ha visti crescere giovani ragazzi e grandi artisti.

Durante tutti questi anni hai conosciuto il gotha del jazz

Certo abbiamo avuto modo, io e tutto lo staff di Lucca Jazz Donna guidato da Patrizia Landi, direttrice artistica del Festival, di avvicinare molti grandi del Jazz internazionale.
Il trade union per questi contatti, che in genere sono sempre stati diretti senza l’intermediazione dei manager, sono stati gli ex “4 di Lucca” ed in particolare Giovanni Tommaso, ma anche l’allestimento del Festival Lucca Jazz Donna  ci ha permesso di conoscere grandi artiste. Per citarne una per tutte: Regina Carter o artisti oggi famosi  come Bosso.

Un aneddoto legato a qualcuno di loro

Se vuoi posso ricordare Tony Scott che partecipò all’edizione del 2006 del Festival. Durante la sua performance si era creata un’atmosfera cosi intensa tra pubblico ed artista che faticammo non poco per fargli terminare il suo set. Era talmente appassionato  che avrebbe suonato tutta la notte ininterrottamente mentre il pubblico continuava a seguirlo come esaltato dalla sua musica e dal sound che si era creato sul palco e nel teatro: davvero un clima incredibile!

Poi l’idea di Lucca Jazz Donna

L’idea ripeto fu del Giusti. Pranzando con lui e gli altri “4 di Lucca” si parlava di come fare per rilanciare il Jazz a Lucca unitamete al Circolo e allora Giampiero ci suggerì di scommettere sul Jazz al femminile, ed oggi possiamo dire che la scommessa è stata vinta!
Il progetto piacque subito agli Enti locali (Comune, Provincia e poi la Regione) che finanziano da sempre, con le Fondazioni bancarie, questa manifestazione.
Il nostro Festival, anche se non unico, può essere certamente considerato una rarità sia a livello nazionale che internazionale!

Indubbiamente hai dei preziosi collaboratori

Piuttosto direi collaboratrici: tutte donne e coordinate da Patrizia Landi. Con loro lavoriamo all’interno di un comitato organizzativo del Festival  formato anche dai rappresentanti delle Istituzioni (anch’esse tutte donne), frutto di un protocollo d’intesa tra il Circolo, il Comune e la Provincia di Lucca, a cui si è aggiunto quest’anno anche il Comune di Capannori.
Ma lo staff  originario, dalla grafica (Ilaria Ferrari), all’addetto stampa (Anna Benedetto), alla fotografa (Laura Casotti) alla logistica (Michela Panigada, Sara Berchiolli) a cui si sono aggiunte  altre come Cinzia Guidetti, è tutto al femminile! E sono tutte  validissime e motivate…

Pensi che si possa affermare che Lucca ha tutti i titoli per far parte del top ten  del mondo
del Jazz?

Penso di si. La pubblicazione che abbiamo edito come Circolo insieme alla casa editrice Maria Pacini Fazzi, scritta dal compianto Rudy Rabassini, dimostra come a Lucca il jazz abbia origini lontane (nel 1947 nasceva l’Hot Club). Poi tutta la vicenda dei vari Circoli del Jazz che hanno visto tanti personaggi lucchesi vivere da grandi appassionati di questo genere.Per citarne alcuni: i Frezza al tempo di Chet Baker, poi Paolo Benvenuti, grande coorganizzatore di indimenticabili concerti al Giglio con i più grandi interpetri americani fino agli anni 80, infine altri vitali appassionati e notevoli collezionisti come lo è stato Enrico Tadini. Tutto ciò dimostra come Lucca ed il Jazz siano tradizionalmente uniti!

Senza dubbio hai in mente un  progetto per migliorare ulteriormente il Jazz a Lucca e nel mondo…

Progetti ce ne sarebbero tanti! Il problema sono le risorse da destinare allo spettacolo che diminuiscono di continuo ed in particolare quelle  rivolte a questo genere di musica. Tuttavia io sono ottimista. Molti giovani si stanno avvicinando al Jazz e sarebbe bello poter offrire loro una ribalta lucchese di grande qualità per esprimersi e farsi conoscere. Questo potrebbe essere il progetto per un’associazione come la nostra: favorire  a Lucca i giovani jazzisi , locali e non, e porre quindi la nostra città come loro  punto di riferimento non solo locale ma nazionale ed internazionale. Ma per fare questo è necessario che Lucca si trasformi davvero nella  città della musica che molti oggi, talvolta superficialmente,  sentenziano senza le necessarie concretizzazioni!

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