UNA REGIA ANOMALA DEL DON GIOVANNI DI MOZART

La Scala di Milano
La Scala di Milano

Il 7 dicembre, Sant’Ambrogio, Milano festeggia il suo patrono e, come da tradizione, si apre la stagione lirica alla Scala. Nel 2011 andò in scena il Don Giovanni di Mozart-Da Ponte, fortunatamente trasmesso in diretta televisiva da Rai5. Subito shock fortissimo nel vedere i personaggi vestiti in maniera moderna, come se i fatti si svolgessero nei giorni nostri. Abiti all’ultima moda, Don Giovanni che addirittura fuma la sigaretta, donna Anna con spessi occhiali da sole scuri e Leporello che illustra a donna Elvira le conquiste del suo padrone non con il solito libretto, ma servendosi di un grosso pannello sulla scena. Per carità, ben vengano le novità, ma con misura e giudizio, poiché snaturare in modo così provocatorio lo spirito e l’ambientazione dell’opera certamente ha scontentato molti ascoltatori. E così l’ottimo livello dell’orchestra e dei cantanti (solo due minime incertezze di Masetto) è stato offuscato da questa regia stravagante. Ma la ciliegina sulla torta, in senso negativo, si è avuta alla fine dell’opera che non si conclude con il protagonista trascinato all’inferno dalla statua del Commendatore né con la morale degli altri personaggi, ma con la ricomparsa in scena di Don Giovanni più vispo che mai, sigaretta in bocca poi lanciata spavaldamente e con disprezzo verso i compagni, come a significare: ecco, risono qua, pronto per altre peccaminose avventure amorose. Eh no, caro il mio regista; l’opera è l’allegoria della vittoria del bene sul male, tanto che la morale finale recita “Questo è il fin di chi fa mal! E de’ perfidi la morte alla vita è sempre ugual.” Certi registi d’avant-garde dovrebbero ricordarsi che le evoluzioni sono sempre preferibili alle rivoluzioni.

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