A colloquio con… Andrea Lucchesini

Andrea Lucchesini
Andrea Lucchesini

Riesci a passare con disinvoltura da Beethoven a Schoenberg

Non so se lo faccio davvero con disinvoltura, ma mi sembra interessante accostare opere di epoche diverse in uno stesso concerto…le musiche si parlano, in un certo senso, e gli accostamenti – che in realtà sono abbastanza faticosi, dato che ogni pezzo richiede uno spirito, un’immedesimazione diversa – sono spesso un modo di avvicinare l’ascoltatore senza intimidirlo.
In questo senso uno dei programmi più interessanti è quello in cui alterno senza soluzione di continuità Six encores di Luciano Berio a cinque Sonate di Scarlatti: un’esperienza esecutiva che mi ha insegnato molto, e che è accolta dal pubblico con interesse ed entusiasmo.

Come reagisce il pubblico di fronte ad una “prima assoluta” di un compositore contemporaneo?

Ovviamente dipende dal contesto: se si tratta di un festival dedicato alla musica contemporanea è frequente trovare un ascolto attento e consapevole, mentre in una stagione di concerti classici, il brano sconosciuto e magari complesso può risultare difficile, per un pubblico meno abituato. Comunque sono sempre possibili le sorprese, in un senso e nell’altro.

Non credi che bisognerebbe iniziare seriamente lo studio della musica a partire dalle scuole elementari?

Sono convinto che il linguaggio della musica sia da apprendere presto, come ogni altro. Penso che ci siano molti modi per farlo, divertenti ed efficaci – la didattica ha fatto, negli ultimi decenni, grossi passi avanti. Il problema è che si dovrebbero mettere in campo investimenti cospicui, per non mortificare la professionalità dei tanti musicisti che si sono impegnati in una formazione approfondita, e questo si scontra sistematicamente con la limitatezza delle risorse disponibili per la scuola.

Credo che un artista così dotato di sensibilità espressiva e grande comunicativa sarebbe emerso con qualsiasi strumento musicale…

Grazie per questo bellissimo complimento! Non so, in realtà, immaginarmi alle prese con un altro strumento che non sia il pianoforte, con il quale ho avuto fin dalla primissima infanzia un rapporto stretto e sempre positivo. In ogni caso non ho compiuto una scelta consapevole…la musica era al centro della vita della mia famiglia già prima che io nascessi, poiché mio padre era non solo un eccellente musicista, ma soprattutto un uomo innamorato di ogni aspetto della musica, per la quale nutriva un vero “culto”.

Tra le tue numerose incisioni quella che mi ha colpito di più è stata l’integrale delle 32 Sonate di Beethoven

E’ curioso che non si sia trattato in realtà di un’impresa discografica: una volta terminato il ciclo, che mi aveva impegnato tra il 1999 ed il 2001, ho riascoltato le registrazioni che erano state realizzate per l’archivio durante i concerti all’Unione Musicale di Torino (i primi di ogni nuova tappa..). Erano buone, soprattutto perché restituivano il clima emotivo e concentrato della sala da concerto; sono anch’io orgoglioso di questa integrale, che affrontavo per la prima volta, con molte sonate acquisite via via al mio repertorio.

Un aneddoto relativo alla tua lunga collaborazione con Luciano Berio

Ricordo molte cose di lui, e soprattutto è ancora vivo il dolore per la sua scomparsa; è stato bellissimo lavorare insieme alla sua ultima opera per pianoforte, Sonata, che ho portato per primo in sala da concerto. Ricordo gli invii tramite fax degli abbozzi di passaggi particolarmente impervi, dei quali mi chiedeva di “testare” la fattibilità…era una sfida affettuosa, ed anche la testimonianza di una stima che mi ha sempre riempito di orgoglio e gratitudine: Berio era di poche parole, ma non ce n’era mai nessuna che non fosse un incoraggiamento, una spinta ad osare…insomma, una grande lezione, che non dimenticherò mai.

Parlaci della tua esperienza di Direttore alla Scuola di Fiesole

Sono stati dieci anni intensi e molto faticosi, ed ora che ho lasciato l’incarico non mi capacito di esser riuscito a gestire la Scuola continuando nel contempo l’attività dei concerti e l’insegnamento.
La Scuola di Musica di Fiesole è un’istituzione complessa, ramificata in mille attività diverse tra loro, ma tutte necessitano di attenzione e di cura. Ho cercato di custodire l’eredità di Piero Farulli col massimo rispetto, ma c’era anche bisogno di aggiornare la Scuola alle mutate condizioni sia dell’ordinamento didattico, sia delle nuove generazioni di allievi.
Ho dato spazio alle iniziative del corpo docente, incoraggiando le spinte innovative; ho cercato di offrire ai migliori allievi l’opportunità di suonare, rinsaldando antichi legami e creandone di nuovi, e lo stesso per quanto riguarda l’Orchestra Giovanile Italiana. Mi sono anche occupato per cinque anni del nascente Sistema delle orchestre e dei cori infantili e giovanili, con l’intento di armonizzare le numerose e molto varie iniziative sorte in questi anni in tutta Italia.

Progetti futuri?

Dedicarmi con più tranquillità ad ampliare il repertorio, che per i pianisti è davvero sterminato.
In questa primavera al centro della mia attenzione ci sono le tre ultime, grandiose Sonate di Schubert: cento pagine di una musica sublime, che rappresentano un viaggio dello spirito ed un grandissimo impegno di concentrazione.
Oltre alla preparazione dei concerti darò più spazio all’attività didattica, continuando a tenere il corso annuale di perfezionamento a Fiesole e accogliendo gli inviti di istituzioni straniere come il Mozarteum di Salisburgo, dove sarò impegnato in una lunga masterclass in estate.

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