COM’ERA DURA LA SALITA IN CANTORIA!

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Il Motu Proprio Tra le sollecitudini di papa Pio X, del 1903, chiudeva un secolare sviluppo storico della musica sacra. Nell’intento di combattere gli eccessi ‘edonistici’ che le si imputavano, la riforma ebbe l’effetto di togliere alla musica di chiesa i suoi connotati più vitali. Essa doveva tornare a essere liturgica e idonea al suo scopo. Ma questo finì per impoverirne le risorse e, abbastanza rapidamente, la tolse dal novero delle attività professionali.

Prima di questo provvedimento, le esecuzioni di chiesa possedevano caratteristiche indubbiamente spettacolari. Esse si offrivano al pubblico attraverso una serie di consuetudini anche esteriori, di cui oggi abbiamo perso quasi del tutto cognizione. Tra queste, l’uso di disporre gli organici vocali-strumentali sui cosiddetti ‘palchi per la musica’, strutture mobili che ampliavano il limitato spazio delle cantorie. Nelle feste maggiori gli esecutori erano infatti numerosi, al fine di produrre un volume di suono proporzionato alla solennità. Inoltre c’erano i solisti di canto e di strumento che, eseguendo mottetti e concerti, trasformavano le cantorie e queste vistose terrazze in una sorta di palcoscenico.

Antonio Puccini

Antonio Puccini

Alcuni diari d’attività redatti nel Settecento dai primi membri della famiglia Puccini, Giacomo senior e Antonio, ci fanno rivivere il clima di quelle esecuzioni. Le più importanti, a Lucca, avvenivano nella cattedrale di S. Martino in occasione delle maggiori ricorrenze cittadine: la festa della Libertà nella domenica dopo Pasqua e quella della Santa Croce il 13 e 14 settembre. Quest’ultima è celebrata ancora oggi con grande solennità e con l’esecuzione del tradizionale ‘mottettone’. C’erano poi le celebrazioni per eventi universali di vario genere, indette e spesate dal potere civile.

Il Duomo di San Martino nel 1750

Il Duomo di San Martino nel 1750

 

L’elezione di Pio VI, nel 1775, fu solennizzata in S. Martino con musica a doppio coro. La Cappella del Palazzo, diretta dal primo Giacomo Puccini, doveva essere distribuita sulla cantoria dell’organo di sinistra e sul relativo ‘sottopalco’. Solista di spicco sarebbe stato, come tante altre volte, il primo soprano al servizio dei Signori di Lucca, il castrato Giovan Battista Andreoni. Anche se non ne possediamo il ritratto, le grottesche peripezie narrate dal diario pucciniano non lasciano dubbi sulla sua stazza fisica.

Giacomo Puccini senior

Giacomo Puccini senior

Perché l’Andreoni potesse venire sulla cantoria, restandole incomodissimo il montare dalla scala dell’organo per essere molto stretta, si fece levare un sodo della cantoria, e si fece mettere nel sottopalco uno scalino per poter di lì salire ed entrare sulla cantoria; ma non poté di lì salirvi perché restava il posto troppo basso, e non poteva entrarvi che colla bocca per terra ed aggiaccato. Onde poi, con sommo suo incomodo e pena, bisognò venisse dalla scala dell’organo. E fu fortuna che venne molto anticipato alla Funzione, perché cosi poté riposarsi più di mezz’ora; che se veniva più tardi, non avrebbe potuto cantare.

In seguito gli avrebbero approntato un’apposita scala esterna. Anche lo strumento più ingombrante, il contrabbasso, doveva essere issato in cantoria con le funi, «non capendo su per la scala dell’organo». Gli angusti accessi alle cantorie potevano addirittura essere preclusi ai musici che arrivassero in ritardo «per il gran popolo che era in Chiesa».

Non solo: la calca dei fedeli poteva mettere a repentaglio la stabilità dei palchi. Accade per esempio durante le pubbliche esequie dell’imperatore Francesco I di Asburgo-Lorena, correndo l’anno 1765.

Filippo Manfredi

Filippo Manfredi

In quell’occasione s’empì di persone il primo piano di tavole sopra i caproni, e dalla quantità della gente che v’era andata faceva tremare il palco ove stavano i Suonatori, che perciò fu necessario inquietarsi molto per farli uscire e tanto non servì intieramente. Perciò fu ricercato per mio ordine uno Svizzero perché li mandasse via, avendo la sudetta tremata di palco messo in molta apprensione Filippo Manfredi primo violino*, e gli altri Suonatori. E bisognò stare sempre sottosopra per detta cagione di persone che alcune uscivano, ed altre entravano nel suddetto primo piano del sottopalco de’ Suonatori, e i detti Suonatori andavano sgridando le dette persone che coll’andarvi, ed uscirvi facevano tremare quasi di continuo il palco.

Le esecuzioni riuscivano però sempre magnifiche. E di questo parleremo prossimamente.

Articolo pubblicato su luccamusica cartaceo nel gennaio 2003

* Filippo Manfredi, assieme all’altro lucchese Luigi Boccherini e ai due livornesi Pietro Nardini e Giuseppe Cambini formarono il Quartetto Europeo, detto anche Quartetto Toscano, considerato il primo quartetto d’archi della storia. (ndr)

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