CHE I MUSICI SIANO OBLIGATI …

Musicisti nel 1700
Musicisti nel 1700

Così iniziano i molti capoversi che sanciscono, nei documenti pubblici, i doveri della Cappella di Palazzo, posta al servizio dei signori lucchesi sino a tutto il secolo XVIII. Sappiamo che Lucca è stata per lunghi secoli una repubblica aristocratica, retta principalmente da un Consiglio Generale formato dal patriziato cittadino; dal seno di questa assemblea, attraverso elezioni periodiche dette con termine caratteristico le Tasche, uscivano i vari collegi di 10 Anziani che si succedevano bimestralmente come supremo organo di governo. Gli Anziani, per tutto il periodo del loro mandato, dovevano risiedere stabilmente in palazzo, dove erano naturalmente nutriti a spese pubbliche. Per inciso, ricordiamo che il Palazzo Pubblico era quello che prospetta sull’attuale piazza Napoleone, e che adesso è sede dell’Amministrazione Provinciale e di altre istituzioni.

Palazzo Ducale

Palazzo Ducale

La vita di corte era regolata da precisi cerimoniali, il cui controllo e attuazione erano demandati a una figura di rilievo, il maggiordomo. Ed è appunto negli Oblighi del Maiordomo e di tutta la Famiglia del Palazzo, stabiliti dall’Eccellentissimo Consiglio e dati anche alle stampe nel 1667, che leggiamo quali fossero le incombenze del gruppo di musici al servizio del potere.

Tipica istituzione d’ancien régime, la cappella, come tutte le consimili in Italia e in Europa, era chiamata a svolgere due funzioni principali: per quanto riguarda la dimensione pubblica, essa doveva contribuire ad amplificare, rendere visibile o meglio ‘udibile’ il potere costituito, dandogli apparenza sensibile secondo i modelli della civiltà e dell’arte. Nella dimensione della vita cortigiana, poi, la cappella doveva ornare le cerimonie di palazzo e allietare alcuni momenti della  giornata comune dei risiedenti. Entrambi i ruoli venivano svolti nel rispetto di determinati cliché tipici del costume barocco. Studiare le forme di consumo della musica da parte del potere significa non solo ricostruire la storia della cappella, ma anche, e soprattutto, cogliere in modo fruttuoso vari aspetti della mentalità dominante nelle epoche passate, e poter operare confronti con l’attuale.

Uno dei doveri dei musici al servizio era l’accompagnamento della famiglia palatina nelle pubbliche uscite, le cosiddette gite, che avevano per mèta le chiese cittadine in varie ricorrenze. Habbino l’obligo d’essere con gli Eccellentissimi Signori quando anderanno fuora, recitano i regolamenti; peraltro non è chiaro se i musici in processione dovessero eseguire qualcosa. Il pittore sassone Georg Christoph Martini ha lasciato un disegno rappresentante il corteo palatino, ove si possono vedere i musici precedere i governanti; ma sono piuttosto i ‘trombetti’ a lanciare, negli spazi urbani attraversati dal corteo, il tipico segnale sonoro dell’autorità.

Georg Christoph Martini - Corteo Palatino

Georg Christoph Martini – Corteo Palatino

 

In chiesa, invece, i musici del palazzo erano legati a un preciso calendario di impegni e obbligati anche in caso di celebrazioni di stato straordinarie: elezioni papali o imperiali, solenni esequie ecc. Essendo però formata da pochi elementi stabili (da dieci a venti nel corso del Settecento), la cappella veniva rinforzata da altri musici aggregati nelle varie occasioni; in questo modo, gli Anziani potevano offrire alla cittadinanza esecuzioni a doppio coro, oltre alle consuete esibizioni solistiche in cantoria.

Altre e ancor più peculiari offerte musicali degli Anziani alla città avevano cadenza quotidiana e settimanale. Che i Musici siano obligati à sonare ogni sera dalla Piazza pubblica su la ringhiera del Palazzo del signore Podestà all’hora che li sarà prefissa dal Capo [il maestro di cappella]. Ma i Sabati devino andare à sonare, e cantare le Litanie nella Chiesa della Santissima Vergine sotto pena in ciascun caso di lire una. La piazza pubblica era quella di S. Michele, l’antico forum; la chiesa in oggetto era quella di S. Pietro Maggiore alias della Madonna, abbattuta dal regime napoleonico nei primi anni dell’Ottocento.

Chiesa di San Michele

Chiesa di San Michele

All’interno del palazzo, la mansione più caratteristica della cappella era la musica alle tavole di Loro Eccellenze. Che i Musici siano obligati esser la mattina un poco avanti che gli Eccellentissimi Signori vadino à pranzo, per pigliar li ordini dal loro Capo del Concerto da farsi, sotto pena di lire una. Nelle due ricorrenze della Libertà  e della S. Croce (domenica dopo Pasqua e 14 settembre) il palazzo veniva aperto al pubblico cittadino: sia il pranzo degli Anziani che la musica della cappella divenivano spettacolo per i lucchesi. Poi c’erano svariati servizi liturgici nella chiesina privata del palazzo e, con cadenza biennale, le cantate politiche per le Tasche, di cui ci occuperemo prossimamente.   

            Quanto alla condizione sociale dei musici, non si pensi che essi godessero dello statuto dell’artista o della persona di cultura. Erano considerati piuttosto alla stregua degli altri famigli del palazzo; guadagnavano meno del ‘credenziero’, quanto il ‘canovaro’ e poco più degli ‘sguatteri’ e ‘spazzatori’. Tuttavia, l’arruolamento nella pubblica cappella era la maggiore aspirazione di coloro che, a Lucca, si dedicassero alla musica. Quando, nel 1805, il nuovo regime dei Baciocchi licenziò i musici assieme ad altre categorie di servitori, essi si ritrovarono in una condizione di semi-mendicità. E, come lamentava l’abate Chelini, la musica in Lucca decadde.

ARTICOLO PUBBLICATO SU LUCCAMUSICA CARTACEO NELL’APRILE 2003

 

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