«Piaccion loro le marciate, le suonatine, i rondò …»

Organo Chiesa di Lammari (Lucca)
Organo Chiesa di Lammari (Lucca)

Chi esordiva in questo tono caustico era il canonico, musicista e trattatista Marco Santucci (Camaiore, 1762 Lucca, 1843), autore di Tre dissertazioni sulla Melodia, sull’Armonia e sul Metro pubblicate a Lucca nel 1828; coloro a cui si riferiva erano gli organisti del suo tempo, il cui stile così poco liturgico fu ripetutamente stigmatizzato in questo scritto e in quelli di altri critici, lungo tutto il secolo. I pareri di Santucci, che parla a nome delle persone colte ma in modo alquanto colorito e aneddotico, possono servirci per capire quale fosse la condizione della musica d’organo nel primo Ottocento, a Lucca come in tutta Italia, e a quale posizione di intransigente censura essa avesse spinto la fascia più addottrinata del pubblico e della critica. Le Dissertazioni nascono sia da un assunto didattico sia dalla volontà di condurre una feroce polemica contro le tendenze moderne della musica sacra. E non è tanto perché l’autore rappresentasse un’alta dignità ecclesiastica, quanto perché egli, come teorico e come compositore di musica, si era posto nella schiera dei conservatori e dei puristi in aperto contrasto artistico e morale con i modernisti e corruttori del retto stile. I primi rivendicavano alla chiesa una musica di ispirazione nobile, misurata e devota, basata sul contrappunto; l’ideale massimo era, e sarà ancor più in progresso di tempo, Palestrina. I secondi, tutti appartenenti alla categoria dei musicisti pratici, assecondavano l’evoluzione naturale del linguaggio; ed essa accomunava teatro, sala da concerto e chiesa, senza questioni pregiudiziali. In più, gli organisti subivano altre influenze profane, prima fra tutte quella della musica di banda.

Organo chiesa di Casabasciana (Bagni di Lucca)

Organo chiesa di Casabasciana (Bagni di Lucca)

Piaccion loro le marciate, – ne scrive dunque Santucci – le suonatine, i rondò, i balletti (che non debbonsi suonar nelle chiese, ma ne’ campi militari, nelle accademie, ne’ teatri); né vogliono sentir parola di stile fugato e legato. Contro gli organisti, più che verso i maestri di cappella, il Camaiorese si lancia con particolare livore, poiché vi scorge (non senza ragione) figure di musicisti talvolta incolti e tuttavia legittimati a commentare i servizi divini. L’accenno ai teatri e allo stile militaresco, più volte ribadito (le loro suonate sembrano altrettante marciate militari, talora sinfonie teatrali), condensa i termini della questione. Lo strumento a canne, anzitutto, si avvaleva di un linguaggio che lo avvicinava molto al gusto dell’overture operistica e, più in generale, traeva dall’opera molti spunti espressivi. Per esempio l’uso generale delle note false o, vogliam dire, delle appoggiature. Appoggiature d’ogni maniera, di sopra, di sotto, di tutti gl’intervalli; appoggiature prolungate per uno spazio di tempo inaudito. Oppure que’ replicati battimenti d’una stessa nota, d’onde derivano cantilene non solo leziose, ma pettecolesche. E poi quelle ardite modulazioni, quelle intollerabili stravaganze: i suonatori non fanno che saltellar qua e là di tuono in tuono, per far così schermo alla povertà d’arte. Spesso si cedeva al costume (o malcostume?) delle riduzioni teatrali, cosicché negli spazi liturgici si ascoltavano direttamente le sinfonie e le arie sceniche.

Organo Chiesa di S. Andrea di Compito (Capannori)

Organo Chiesa di S. Andrea di Compito (Capannori)

 

Sull’altro aspetto, quello militaresco, Santucci non è meno esplicito. Gli sembra che molti organisti moderni, con certe suonate loro predilette, invitino i sacri Leviti non a piangere «inter vestibulum et altare», ma a marciare in battaglie (infatti era frequente accompagnare gli spostamenti del celebrante con brani marziali). O peggio: in tempo dell’augusto sacrificio, dando eglino di mano a certe militari sinfonie, sembra che col fragor delle trombe vogliano intimar guerra all’Altissimo! D’altra parte l’organo, in quest’epoca, era lo specchio sonoro degli avvenimenti circostanti nell’unica sede di ascolto aperta a tutti gli strati di pubblico, la chiesa. E in questo modo veniva a svolgere quasi una funzione sociale. La stessa committenza ecclesiastica avallava una simile situazione, dato che il pubblico accoglieva di buon grado questa azione di allettamento e partecipava più numeroso alle funzioni. Il che non sempre si traduceva in devozione.

Organo di S. Pietro Somaldi (Lucca)

Organo di S. Pietro Somaldi (Lucca)

Io so per cosa certissima che ‘l suono d’un organista d’una città d’Italia fu in occasione di solenne messa sì profano, che la moltissima gioventù accorsa alla sacra funzione non poté contenersi dal secondare il ritmo del suono co’ piedi colle mani con tutto il corpo, di maniera che una savia e intelligente persona ivi presente dovette scandalizzata partirsene dalla chiesa, non potendo più a lungo sofferire cotanta sfacciataggine. Ed ecco la sconsolata conclusione di Santucci. Non vuolsi riflettere al luogo, al tempo in cui si suona da costoro, e all’inetta maniera, con cui si suona. Infatti, con suonate di stile totalmente profano trasportano la fantasia del popolo fedele dal sacro tempio, luogo d’orazione e di raccoglimento, alle dissipazioni e profani divertimenti del teatro. Frattanto l’uom religioso freme, l’intelligente ride, ed il superficiale applaudisce. Alla musicologia il compito di chiarire, con sobrietà storica, fatti e misfatti del nostro Ottocento organistico.

Organo del duomo di San Martino (Lucca)

Organo del duomo di San Martino (Lucca)

Articolo pubblicato su LuccaMusica cartaceo nel mese di maggio del 2003

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