PUCCINI E SHELLEY

Puccini_Shelley

Bagni di Lucca fu un favorito soggiorno estivo per Giacomo Puccini. Qui compose da sfamato giovane il suo “Vexilla Regis” su commissione di Adelson Betti, organista della parrocchia, per il coro della chiesa di Corsena. Qui scrisse gran parte della sua “Fanciulla del West”. Qui anche, Puccini s’impossessò di certe melodie cinesi tratte da un carillon datogli come regalo dal Barone Fassini Camossi, che fu diplomatico italiano nella Cina, quando lo incontrò alla Villa Gamba di Bagni di Lucca. Queste melodie furono usate dal maestro nella Turandot per prestare all’opera un’atmosfera di chinoiserie ed esoticismo.  Una in particolare fu la base del grande finale del secondo atto della Turandot, il canto mielato e pentatonico di Mo-li-hua, (“fiore di gelsomino”) che si sente nell’opera, per la prima volta, inneggiata dal coro di bambini dopo l’invocazione alla luna nell’atto primo e diventa un tema musicale ricorrente associato alla principessa di ghiaccio.

Nel 1818 il sommo poeta romantico inglese, Percy Bysshe Shelley, liberatosi da un’isola governata dall’opprimente governo di Castlereagh, soggiornò nella Villa Chiappa vicino le Terme alla Villa.

I due grandi nomi di Puccini e Shelley si riuniscono a Bagni di Lucca nella bellissima libreria intitolata “Shelley House” e gestita dalla sua inaugurazione l’anno scorso da Luca P. B. Guidi e Rebecca Palagi Guidi, ambedue persone dotate della più alta sensibilità, devotissimi alla memoria di Shelley, poeti, drammaturghi, attori  e ideatori e organizzatori del Shelley Festival che si estende da Milano a Viareggio a Roma (vedere più dettagli sulla pagina facebook https://www.facebook.com/search/top/?q=festival%20shelley ) e che quest’anno si collega col Shelley festival di Bournemouth , Inghilterra, luogo dove, nella chiesa di Saint Peter, riposano i cimeli della moglie Mary e il cuore del poeta.

Ci potrebbero, però, essere altri legami tra Shelley e Puccini? Aveva mai letto Shelley il sommo Lucchese? Aveva mai considerato un soggetto Shelleyano per il libretto di uno dei suoi capolavori lirici?

Percy Bysshe Shelley

Percy Bysshe Shelley

Ho trovato pochi riferimenti di Shelley da Puccini. Esistono però. In una lettera del 26 gennaio 1923 il maestro racconta della sua favolosa nuova macchina: una Lancia a otto cilindrate che gli costò solo Lire 90000 – certamente una bella somma per quei tempi (equivale a circa Euro 130832 oggi). La lettera continua e menziona il progetto dell’amico poeta e impresario teatrale Viareggino, Pea, che vorrebbe mettere l’urna di Shelley nella pineta vicino al luogo dove il mare restituì i resti del poeta nel 1822. Puccini suggerisce che qualche insigne giornale inglese dovrebbe pubblicizzare l’idea di raccogliere dei fondi per eseguire tale impresa. In una susseguente lettera del 5 febbraio mandata da Milano, dove la performance del trentesimo anniversario del suo primo successo mondiale “Manon” è descritta come “fantastica con esecuzione perfetta… e un ricavo di lire 110000” (oggi circa Euro 300000), Puccini suggerisce di mandare duecento sterline a Pea per il suo progetto per l’urna di Shelley. Tale somma equivale a più di 10.000 Sterline di oggi. Generoso Puccini!

Monumento a Viareggio di Shelley

Monumento a Viareggio di Shelley

Un monumento a Shelley però era già in esistenza dal 1894 e l’affascinante libro di Luca P. B. Guidi, di recentissima pubblicazione e intitolato Il monumento di Viareggio a Percy Bysshe Shelley, racconta la sua storia. Oltre alla lotta tra cattolici e liberali nell’erigere un monumento a uno che, mentre ancora all’università di Oxford, pubblicò La necessità dell’ateismo; oltre alle differenze di chi abbia suggerito un monumento per primo; oltre il dibattito se il corpo del poeta fosse trovato sulla costa di ponente, oppure su quella di levante, risorge un fatto importantissimo che porta a una connessione di primo rango tra Shelley e Puccini. E’ semplicemente questo: il presidente del comitato promotore per l’erezione del busto di Shelley che, inaugurato nel 1894, si trova tuttora nel mezzo della piazza omonima, sistemata bene nel 2012 dopo anni di degrado, era Cesare Riccioni, sindaco di Viareggio, che, nel 1910, sposò la cantante ucraina Salomea Kruceniski, la prima che fece volare l’opera detta “più pucciniana” di tutte le sue opere, Madama Butterfly a Brescia nel maggio del 1904 dopo quel disastroso esordio a Milano nel febbraio dello stesso anno.

Salomea Kruceniski

Luca P. B. Guidi ha avuto accesso privilegiato all’archivio Kruceniski-Riccioni, che consiste nel ritagli di giornali e documenti che riferiscono alla storia travagliata del monumento di Shelley, e il suo libro compila delle selezioni di questi in un quadro affascinante.

E Puccini? Che cosa ha pensato il Kruceniski? Scrive Puccini al direttore del Teatro Grande di Brescia: “Caro Sig. Giulio, prove sempre bene……. La Kruceniski è ottima nella voce e riesce anche nella graziosità e nel sentimento. Certo ha meno espressione della Storchietta (nomignolo del soprano Rosina Storchio, prima interprete del ruolo di Cio-cio-san, in altre parole Madama Butterfly nel disastro del febbraio a Milano) ma ha più spolvero.”

Dobbiamo anche aggiungere che questo non fu la prima conoscenza tra la Kruceniski e Puccini. Il soprano aveva già interpretato il ruolo di “Manon” di Puccini a Leopoli nel 1895 e si erano scambiati una corrispondenza in quell’occasione.

Il resto come si dice è storia. La Butterfly ha preso volo a Brescia e, a dispetto dei lepidotteri naturali che, purtroppo, hanno una vita di poco più di una settimana, sembra volare eternamente in tutti i luoghi del mondo dove il popolo apprezza l’arte, la cultura e la lirica della più eccelsa qualità.

Per me rimane però qualche piccolo mistero. Perché la Kruceniski dopo la morte del marito Riccioni nel 1936, decise di ritornare a Leopoli, ora parte della Polonia, nella sua villa, altrettanto vicinissima alla dimora dove scrisse la Turandot Puccini? L’anno 1936 era l’epoca dei processi Stalinisti più sanguinosi, l’anno nel quale le musiche di grandi come Shostakovich e Prokofiev furono condannate come “formalismo degenerato”? Forse il richiamo della propria famiglia e la patria della sua nascita la portò al ritorno a Leopoli (chiamata Lemberg quando faceva parte dell’impero Austro –Ungarico e ora chiamata Lviv sotto la risorta repubblica dell’Ucraina). Durante la seconda guerra mondiale subì tempi atroci di fame e di mancanza di cure. Per la maggior parte fu immobilizzata a casa di una gamba rotta. Poté però a dispetto delle autorità insegnare l’arte vocale. Infatti, il Teatro nazionale di opera e balletto a Lviv si chiama il teatro Solomiya Krushelnytska (per traslitterare l’ortografia Ucraina di Львівський Державний академічний театр опери та балету імені Соломії Крушельницької). La Krushelnytska è ora diventata una delle costruzioni ucraine più rispettate nel mondo.

Teatro Solomiya Krushelnytska

Teatro Solomiya Krushelnytska

La cantante, che attraverso l’amore per un grande Viareggino unì per sempre Shelley e Puccini, morì nel 1952 e riposa nel cimitero Lychakiv di Lviv.

Se Puccini non trovò l’ispirazione per un libretto basato sulle poesie di Shelley (toccò invece a un compositore più “esoterico” come Ottorino Respighi a musicare il  “Tramonto” di Shelley, per esempio) ce ne sono stati altri compositori che hanno tratto opere dalla tragedia “I Cenci”. Tra questi menziono il tedesco Berthold Goldschmidt, che compose la sua opera “Beatrice Cenci” nel 1949 e l’inglese Havergal Brian, che scrisse il suo “The Cenci” nel 1951. E nel 1971 lo Spagnuolo Albert Ginastera compose il suo “Beatrix Cenci”.

Forse Puccini, che a questo punto sono sicuro leggesse e amò la poesia di Shelley, non creò un’opera su “I Cenci” perché aveva già scritto un’opera basata sulla città eterna, “Tosca”. Perché ripetere una mis-en-scene? OK la Manon e la Fanciulla hanno luogo nell’America del nord. Ma che Americhe diverse! Più enigmatico è il caso del “Prometheus Unbound” (Prometeo Liberato) di Shelley. Anche qui ho una teoria: il capolavoro poetico di Shelley è, infatti, un’opera lirica senza musica. Cioè Shelley descrisse il “Prometheus” come “a lyrical drama” – un dramma lirico. Perché poi musicarlo?  La musica è già nelle parole. Tutto qui. Se Verdi trovò un Boito per trasformare “Othello” in “Otello”,  Puccini forse decise che nessuno, nemmeno lui stesso, avrebbe mai potuto migliorare il “Prometeo”, cambiandolo in un’opera . Era già un dramma lirico.

Prometheus Unbound

Il libro di Luca P. B. Guidi si può comprare presso la sua libreria a Bagni di Lucca. Vedere anche la pagina facebook a https://www.facebook.com/LibreriaBookshopArtGalleryGalleriadArte/?ref=br_r

 

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