MARIA LUISA DI BORBONE E LE MUSICHE DI S. CROCE (seconda e ultima parte)

Maria Luisa di Borbone duchessa di Lucca
Maria Luisa di Borbone duchessa di Lucca

Riprendiamo, in concomitanza con le celebrazioni annuali dell’esaltazione della S. Croce, il discorso sulle musiche patronali all’epoca del Ducato borbonico (1817-1847), iniziato nel mese precedente. Si deve ricordare che Maria Luisa aveva scorto in questa tradizione un potente strumento di ricerca del consenso, trascurato dal precedente regime napoleonico dei Baciocchi. Lucca era infatti attaccatissima alla festa del Volto Santo e all’inscindibile, spettacolare servizio musicale con solisti, doppio coro e grande orchestra. Esso decorava i primi vespri del 13 settembre, con l’aggiunta del famoso “mottettone” al rientro della processione serale in cattedrale; quindi la messa pontificale e i secondi vespri del 14, data della ricorrenza.

Luminara di Santa Croce - Processione di Santa Croce

Luminara di Santa Croce – Processione di Santa Croce

Le musiche rappresentavano un costo assai elevato, visto il costume di farvi partecipare e ricompensare un cospicuo numero di esecutori “forestieri”; le somme maggiori erano riservate ai virtuosi di canto e di suono, che si esibivano solisticamente in mottetti e concerti. Per questo sin dai tempi della Repubblica aristocratica lo stato, che si accollava interamente le spese della musica, aveva stabilito un budget considerevole: 500 scudi, pari a 3750 lire lucchesi e 2800 lire italiane. Per avere un’idea si consideri che un normale servizio liturgico poteva al massimo costare, a quel tempo, intorno alle 250 lire lucchesi.

 Scudo Lucchese in argento del 1743

Scudo Lucchese in argento del 1743

Dicemmo che una determinata categoria di cittadini vi contribuiva, suo malgrado, in modo determinante. La metà dello stanziamento proveniva infatti da una tassa ad hoc imposta a mercanti e bottegai in occasione della tradizionale fiera di settembre. Questa particolare imposizione fiscale, confermata dal governo borbonico, si basava su una logica di ritorno commerciale: le celebri musiche sono un elemento d’attrazione, producono un grande afflusso di pubblico forestiere e questo va a vantaggio del commercio della città. In primis a vantaggio dei numerosi bottegai, osti e cantinieri, che per questo motivo, sebbene commercianti di meschinissimo traffico, costituiscono la principale categoria di contribuenti. Nonostante ciò, e nonostante il comune attaccamento della cittadinanza alle musiche, innumerevoli richieste di sconto o di esenzione saranno ogni anno protocollate dagli organi competenti.

Maria Luisa di Borbone duchessa di Lucca

Maria Luisa di Borbone duchessa di Lucca

Maria Luisa decide addirittura di incrementare lo stanziamento per le sacre funzioni di 2000 lire italiane, ponendole a carico del Tesoro sull’articolo Feste pubbliche. La duchessa dovette sostenere il provvedimento contro il parere dei suoi stessi ministri. La volontà da lei esplicitamente dichiarata era quella di celebrare la festa con l’antica pompa, ammettendo alle musiche tutti quei professori che si presentassero di conosciuta superiore abilità. La presenza più eclatante e sicuramente distinta da una “superiore abilità” è, proprio nel 1818, il primo anno di Maria Luisa, quella di Niccolò Paganini.

Niccolò Paganini

Niccolò Paganini

Non si trattava di puro e disinteressato amore per la musica. In appoggio a questa osservazione notiamo che, contemporaneamente, un provvedimento suntuario giustificato da motivi morali e sociali colpiva le feste religiose del contado; esso stabiliva, tra l’altro: le Musiche in occasione delle Funzioni della Campagna non potranno essere che a Cappella (cioè senza strumenti concertanti).

Organo del Duomo di San Martino - Navata laterale Duomo di Lucca

Organo del Duomo di San Martino – Navata laterale Duomo di Lucca

Ma torniamo a S. Martino. I due cori vocali-strumentali venivano dislocati su palchi a piani sfalsati, appositamente montati all’altezza delle due cantorie delle navate laterali. Questo procurava ai sacri concerti una dimensione scenografica anch’essa volutamente ricercata; al tempo di Carlo Ludovico, il noto operista Giovanni Pacini, in veste di responsabile dei servizi, raccomanderà di appagare pur anche il colpo d’occhio. Inoltre, con una tale ubicazione dei cori all’ingresso del transetto e quindi sovrastante il pubblico, la percezione sensoriale della musica era altissima. I Lucchesi, sempre inclini a familiarizzare con le cose, parleranno a lungo di quei musiconi della S. Croce.

Giovanni Pacini

Giovanni Pacini

Gli speciali riguardi di Maria Luisa nei confronti delle esecuzioni patronali costituiscono un caso sui generis e contribuiscono, per il loro significato ultimo, a formare il quadro dell’ideologia e del costume del trentennio ducale. Carlo Ludovico seguirà la linea materna e delibererà spesso intorno alle musiche, senza mai decurtarne l’assegnamento. Egli avallerà nel ’33 un’importante riforma organizzativa: i tre servizi (comprendendo il “mottettone” nei primi vespri) saranno da allora ripartiti tra tre diversi maestri, anziché affidati, come ab antiquo, al maestro della pubblica cappella. Lo scopo era sempre il solito: la varietà dello stile nelle Composizioni Musicali, eccitando maggiormente la curiosità degli ascoltatori, ne rende maggiore il concorso, ciò che aumenta il decoro della Festa medesima. Attraverso queste forme di patrocinio statale, le musiche settembrine soddisfacevano il gusto per le colorite, esuberanti esecuzioni di chiesa, inutilmente accusate di contaminazione teatrale … ma proprio per questo abolite all’epoca della riforma ceciliana.  

Lira lucchese all'epoca di Carlo Lodovico

Lira lucchese all’epoca di Carlo Lodovico

 

Articolo pubblicato su LuccaMusica cartaceo nel settembre del 2003

 

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