A colloquio con… Saskia Giorgini

intervista

Partiamo da quello che ha detto di lei Salvatore Accardo: “Saskia possiede un suono bello e commovente….”

Un grande onore, per  un pianista, ricevere un complimento del genere da un violinista come il Maestro Accardo (una leggenda del violino!). Spesso ci si dimentica che anche il pianoforte può produrre tantissimi suoni di qualità diverse, con qualche piccolo accorgimento (e un po’ di fatica in più) proprio come gli strumenti ad arco. Dagli altri strumenti , compresa e in particolare la voce umana, si impara molto.

 

Come si raggiungono questi risultati?

Pazienza, onestà , umiltà, immagino, e forse, come prima cosa, l’impossibilità di vivere senza musica.

 

Una vita di sacrificio o di divertimento?

Tutto deve esserci, con una buona dose di equilibrio. Affinché un’esecuzione possa emozionare e possa comunicare un messaggio forte e comprensibile secondo me è indispensabile che l’interprete abbia una profonda e intensa immaginazione e una vita interiore vivacissima. Non è detto che tutte le possibili esperienze umane debbano essere vissute di persona. Credo che attraverso una ricerca “emotiva” sia possibile arrivare molto vicino all’idea di morte, di guerra… di perdita, per esempio. Alcuni bambini “prodigio” riescono istintivamente (e misteriosamente) a provare sensazioni legate ad esperienze a loro ancora sconosciute , all’artista spetta la responsabilità di ri-creare una grande gamma di emozioni , e per me lo studio della musica e l’arte in generale è proprio l’esplorazione di ogni possibile aspetto umano e della vita, reale o immaginaria che sia.

 

Una maniera di impostare le proprie giornate diversa dai comuni giovani

Si, ma non troppo. Sono cresciuta in campagna, ho avuto la mia dose giornaliera di corse nei prati e arrampicate sugli alberi. Poi la scuola e il liceo. La musica mi ha dato i mezzi per interpretare la vita in modo forse un po’ più intenso e un po’ diverso dai  miei compagni di scuola, questo forse sì, ma la musica non ha tolto niente alla mia infanzia o adolescenza anzi, ha aggiunto qualcosa.

 

Nella sua ancor breve carriera si è esibita nei più importanti Festival musicali internazionali

E spero ne verranno tanti altri in futuro. Spero di poter migliorare sempre, finché vivrò: questa è la mia più grande sfida.

 

C’è un teatro o una sala da concerto che lei ricorda con particolare emozione?

Sono da poco tornata nella mia città, Torino, dopo aver vinto il concorso Mozart ed essermi trasferita a Vienna, e dopo qualche anno che “mancavo”. L’emozione è stata grande, trovare il palco e pubblico che già conoscevo, è stato bellissimo.

 

 Domanda d’obbligo: cosa ricorda di più della sua splendida vittoria al Concorso Internazionale “Mozart” di Salisburgo del 2016 ?

Il momento in cui ho realizzato che dopo tanti sforzi qualcuno aveva creduto in me.

 

Preferisce di più i recital solistici o quelli con altri strumenti

La mia ricetta ideale è un po’ di tutto. Non mi piacciono le etichette e non vorrei passare la vita dedicandomi ad una sola “attività musicale” . La musica da camera e l’attività solistica si influenzano a vicenda, il mio modo di suonare cambia sempre e ricevo nuovi stimoli suonando con altri musicisti.

 

Un sogno nel cassetto

Fare un concerto e vedere la sala piena di giovani!

 

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