A colloquio con… Silvano Pieruccini

intervista

 Hai sempre amato dirigere cori?

Per la verità non ci avevo mai pensato. Non sapevo nemmeno se ne sarei stato capace. Ero molto giovane, stavo studiando col Maestro Marino Pratali e sentivo fortemente l’uragano di novità che con il Concilio ha investito la Chiesa Cattolica.  Così quando un amico carissimo, Cecco Tambellini, che vedeva in me delle doti, insisté talmente tanto per farmi dirigere il coro parrocchiale che decisi di buttarmi e tentare. Da quel momento il coro è stata una parte grande della mia vita.

Hai poi sentito la necessità di potenziare la tua cultura musicale, per cui hai conseguito il Magistero in composizione Sacra a Roma con Miserachs

Alla fine degli anni ’80 fui chiamato a dirigere la Cappella S. Cecilia di Lucca. Fin dalle prime esperienze mi resi conto che per assolvere degnamente il compito assegnatomi, non bastavano un diploma in pianoforte (preso faticosamente) e lo studio dell’armonia principale. Sentii il desiderio di andare alla fonte della musica sacra. Da qui l’incontro con la Cappella Sistina e l’esperienza romana in genere e l’incontro con musicisti bravissimi venuti da tutto il mondo. È stato in particolare significativo l’incontro con Mons. Valentino Miserachs Grau, un grande musicista, oltre che un amico e un grande uomo di fede. Non dimenticherò mai le ore passate nel suo studio per la lettura della partitura, l’orchestrazione e la composizione.

Ora il grande successo  nel concerto per solo e orchestra  da te diretto il Venerdì Santo nella Chiesa di San Michele

Da due anni l’associazione “Animando” mi dà l’opportunità di dirigere in questo appuntamento un’opera significativa e importante che si incastona nelle celebrazioni della Settimana Santa. Esperienza bellissima! L’anno scorso ho concertato e diretto lo “Stabat Mater” di Pergolesi in un’edizione con coro nelle parti polifoniche a due voci. Nell’occasione ho avuto l’onore di collaborare con cantanti come il soprano Alida Berti, il controtenore Alessandro Carmignani, e l’ottima orchestra “Nuove assonanze” di Prato; dalla scuola di canto del Maestro Graziano Polidori provenivano le voci del coro femminile. Quest’anno ho concertato e diretto  lo splendido e soave “Stabat Mater” di Boccherini per soprano e archi, sempre coadiuvato dall’orchestra “Nuove assonanze” e dalla grande cantante Linda Campanella.

Un’escalation che prevede altre prospettive?

Mi sono proposte partiture di grande rilievo. Una fra queste è lo “Stabat Mater” di G. Rossini che dovrò realizzare (anche se in forma ridotta) per il “Serchio delle Muse”. Il cantiere è aperto: vedremo! Il mio lavoro comunque va oltre l’esecuzione della musica: da poco sono stato chiamato dalla parrocchia del centro urbano per coordinare la musica nelle liturgie domenicali. Il compito è particolarmente difficile ma stimolante, perché dovrò confrontarmi sia con la grande tradizione del canto liturgico che con le diverse sensibilità.

Preferisci dirigere  un’orchestra o un coro?

Questa è una domanda alla quale non posso rispondere con una affermazione categorica. Amo il coro, amo l’orchestra, lavoro con cantanti solisti e piccoli ensemble sia vocali che strumentali. In genere prediligo la musica da camera, ma apprezzo ed eseguo volentieri musica sinfonica e sinfonico-corale; amo il canto gregoriano e la polifonia, ma anche eseguire la “Buona novella” di De André.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Certamente in questo momento mi sento più vicino alle sonorità dell’orchestra per le grandi qualità tecniche e timbriche.

Come hai avuto l’idea di fondare l’associazione Animando?

L’idea, ma più che l’idea l’esigenza, è sorta qualche anno fa. Io e alcuni amici abbiamo pensato di muoverci per dimostrare prima di tutto a noi stessi che volevamo essere elementi attivi nel panorama musicale cittadino. Ciascuno di questo piccolo gruppo ha assunto precisi compiti con l’obiettivo di creare un gruppo attivo ed efficace. A me è stato chiesto di assumere la direzione artistica per un tempo limitato. Infatti, dal 1 gennaio 2018 ho terminato la mia funzione. Oggi l’associazione cammina da sola, agilmente e liberamente, con iniziative di alto livello. Io, alla pari degli altri, sono un semplice socio oltre che un consigliere e un amico.

Tra le tue occupazioni musicali anche quella di revisore di antiche musiche

Più che altro mi interessa osservare il passato. Certamente non sono digiuno di trascrizione di musica antica perché al P.I.M.S. di Roma ho frequentato un corso triennale di trascrizione polifonica tenuto dal musicologo di chiara fama prof. Luisi. Ho un sogno nel cassetto: mi piacerebbe fare la revisione dell’opera omnia di Giacomo Puccini Senior, non solo per simpatia – in quanto come lui sono maestro di cappella – ma, soprattutto perché lo ritengo un genio che si avvicina a grandi come Benedetto Marcello, Sammartini, G.B. Martini, Durante ecc.

Parlaci di Silvano Pieruccini compositore

In questi ultimi anni ho attraversato un periodo molto difficile. Avevo perso la voglia di scrivere ma, soprattutto non mi sentivo felice. Oggi, con l’animo più sereno, sento di poter riprendere questo compito che da sempre mia moglie considera la parte primaria del mio essere musicista. Quando scrivo non riesco a pensare una musica atonale perché la sento frutto di un calcolo freddo. Amo la melodia, la costruzione architettonica, la coloritura purché queste espressioni muovano dei forti sentimenti nel mio animo e nell’animo di chi ascolta. Di queste prerogative è carico lo “Stabat Mater” che composi nel 2011 su commissione di Graziano Polidori che sarà all’ennesima replica in questo 2018.

Senza dimenticare la tua passione per l’organo

L’organo è lo strumento legato alla liturgia per eccellenza; poiché ho fatto studi accurati sulla musica sacra, non posso non conoscerlo. Ma l’amore per lo strumento è nato dalla frequentazione  di Giancarlo Parodi, organista di fama mondiale, formidabile didatta e fonte inesauribile di conoscenza e della tecnica dello strumento e della musica in genere. Io non sono organista concertista perché non ho una tecnica virtuosistica. Preferisco definirmi organista liturgico. Da sempre accompagno le liturgie cercando di elevare coloro che desiderano pregare. Una curiosità: sono legato al bellissimo organo di Nave che don Fabio Unti ogni tanto mi chiama a suonare. Ogni volta che ne tocco il manuale è un’emozione, è una simpatia che si rinnovano.  Mi sembra di averlo suonato da sempre! Fra gli impegni assunti per la parrocchia di Lucca c’è anche quello di dedicare un’attenzione particolare agli organi monumentali che fanno parte del patrimonio delle chiese della città.

 

 

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