SUZUKI, I PARENTI E GLI AMICI

Madama-Butterfly 2

Proseguiamo con l’analisi dei personaggi di Madama Butterfly da parte del musicologo Michele Bianchi

SUZUKI

Inizialmente Suzuki è serena, e a Pinkerton si presenta con ‘chiacchera’ prolissa, da «cosmopolita». La citazione del ‘savio Ocunama’ e la dissertazione sul ‘riso’ suggeritale dall’estroversione di Pinkerton la presentano immediatamente come molto rispettosa e religiosissima. La sua loquela viene sintomaticamente meno dal secondo atto, dove «prega raggomitolata davanti all’immagine di Budda» mentre «Butterfly è stesa a terra, appoggiando la testa nelle palme delle mani». Chiede agli dei  «che Butterfly | non pianga più, mai più, mai più». E’ dunque stremata dalle pene della padrona, che pure è sicura: «Ma torna». «Crollando il capo», Suzuki conferma sarcasticamente che «Tornerà», provocando così la stizza di Butterfly. Suzuki rifiuta intelligentemente di scandagliare la psicologia di Pinkerton, forse troppo lontana da quella giapponese: non tenta di spiegare «perché con tante cure | la casa rifornì di serrature». Lei sa solo che non tornerà, dato per lei incontrovertibile. Avverte Butterfly, ricordandole il pragmatico conosciutissimo comportamento marinaro: «Mai non s’è udito | di straniero marito | che sia tornato al suo nido». La padrona è furibonda, ma ciò non scalfisce l’incredulità della cameriera, che pure tenta di difendere con tutta se stessa Butterfly. Anche contro la ‘cattiveria’ di Goro, che prefigura un destino penoso al figlio. Il suo ‘scimunito dubbio’ vacilla però quando la nave di Pinkerton rientra nel porto.

Costume di Suzuki

Costume di Suzuki

 

Suzuki non può non farsi coinvolgere dall’esaltazione di Butterfly, che si vede ormai vittoriosamente ricongiunta all’amato. Suzuki le ricorda infatti come «sovente a questa siepe veniste a riguardare | lungi, piangendo, nella deserta immensità». Ma è un attimo; al risveglio dopo la veglia notturna «(mestamente, crollando la testa)» compatisce la «povera Butterfly!». Di lì a poco viene a conoscenza che Pinkerton si è risposato con un americana e che «del bimbo conviene | assicurar le sorti!». Ancora non può immaginare che Butterfly possa suicidarsi: «Ma bisogna ch’io le sia sola accanto. | Nella grande ora, sola! Piangerà tanto tanto!». Una volta compresa la tragica decisione di Butterfly, pur avendo ricevuto il comando di uscire con tanto di spinta, gioca l’ultima carta. Quando Butterfly si è già portata il coltello alla gola «[…] si vede il braccio di Suzuki che spinge il bambino verso la madre», nell’ultimo disperato tentativo di impedirle l’harakiri.

Libretto di Madama Butterfly

Libretto di Madama Butterfly

 

Suzuki è dunque il personaggio più positivo dell’opera. Quello che, pur non illudendosi sulle possibilità di ritorno di Pinkerton, sino all’ultimo serve fedelmente la padrona con straordinario spirito di abnegazione. Tentando prima di farle capire la realtà, poi di evitare l’irreparabile. Ma è il personaggio con il minor potere, sia sociale sia economico. E’ la cameriera povera di una geisha povera, rinnegata da una famiglia povera; l’ultimo anello di una lunga catena d’indigenza. Significativo dunque che il valore massimo da un punto di vista puramente umano si abbini al gradino più basso della scala sociale rappresentato nell’opera. Il Giappone, anche il più infimo, ha dunque ancora la meglio sulla prosopopea americana.

Chissà che Puccini non proietti in Suzuki la simpatia riservata alle domestiche di casa Puccini. La mamma di Giacomo si avvaleva dell’aiuto fornito dalle due domestiche di casa, Carola e Assunta [Menoni] […]». In una lettera da Milano del 1880 alla sorella Ramelde, Giacomo chiede di salutare, oltre la mamma il fratello e le altre sorelle, proprio le due domestiche. Nel 1902 Puccini continuava ad interessarsi di Assunta: «Caro Vandini, ti prego di passare subito da Assunta la mia vecchia serva e domandarle se Franc.[eschi]ni le dà i 3 mensili, e da quanto tempo (se mai glieli ha dati) non gliel’ha passati. Mi urge saperlo […]». Nel 1906 Assunta doveva cominciare a star male, se Puccini scriveva: «Povera Assunta! Salutala!». Nel 1908, quando Assunta morirà, Puccini scriverà: «Povera Assunta! Svanisce sempre più il caro ricordo della mia prima vita!».

 

PARENTI, AMICI E AMICHE

Madama Butterfly : corteo nuziale

Madama Butterfly : corteo nuziale

 

Durante il corteo nuziale, le amiche di Butterfly, nell’augurarle che «gioia a te sia», le consigliano anche: «[…] pria | di varcar la soglia che t’attira | volgiti e mira | le cose che ti son care. | Quanti fior! Quanto cielo! Quanto mare!». Letto con un ovvio senso ‘del poi’, questo suona come un avvertimento in piena regola, e mina una situazione in apparenza idilliaca.

Poco oltre le ragazze eccitano anche il beone dello zio Yakusidè a dare il peggio di sé, magnificando le caratteristiche del vino. E, come si conviene non solo in Giappone, si fanno poi pesanti apprezzamenti sulla festeggiata. «Alcuni amici ed alcune amiche» dicono maliziosamente alla cugina: «Ecco, perché | prescelta fu; | vuol far con te | la soprappiù». Riferendosi a Goro, le amiche precisano: «Ei l’offrì pur anco a me, | ma risposi: Non lo vo’! | Senza tanto ricercar | io ne trovo dei miglior, | e gli dirò di no!». Flash di psicologia femminile, questo gioco a ‘far le soprappiù’, contribuisce ad incrinare l’atmosfera di una scena tesa ad esaltare la gioia della novella sposa. Ancora non identificabili come funesti, sono presagi di una crisi ancora allo stato latente.

Manifesto di Madama Butterfly

Manifesto di Madama Butterfly

 

La madre di Butterfly replica alle malignità delle amiche e, «con grande ammirazione» afferma che Pinkerton «mi pare un re!». Scoppiato ‘l’uragano’ provocato dalla zio bonzo, «la madre si avanza per difenderla, ma il Bonzo duramente la respinge e si avvicina terribile a Butterfly […]». Quando Pinkerton butta fuori di casa il parentado, «la madre tenta di nuovo di andare presso Butterfly, ma viene travolta dagli altri». La ‘nobile dama povera molto anch’essa’ non verrà ricordata più. Dopo la morte del padre, in attesa del terzo e decisivo, quello della madre è il secondo fatale abbandono che Butterfly subisce, apparentemente senza danno.

Agli occhi di Pinkerton tutto il parentado è estremamente ridicolo: «(Pinkerton ha preso sottobraccio Sharpless e, condottolo da un lato, gli fa osservare, ridendo, il bizzarro gruppo di parenti». Dopodiché si sfoga: «Che burletta la sfilata | della nova parentela, | tolta in prestito, a mesata. | Certo dietro a quella vela | di ventaglio paonazzo, | la mia suocera si cela. (Indicando Yakusidé) | E quel coso da strapazzo | è lo zio briaco e pazzo».

Costume Sketch di Pinkerton

Costume Sketch di Pinkerton

 

Se in Long è Pinkerton a volere mettere al bando i parenti di Butterfly,  adesso la situazione è ribaltata: sono i parenti a rinnegarla. Anche Belasco prevede che siano i parenti ad averla abbandonata, ma non certo nel modo virulento previsto dall’opera pucciniana. Lo zio Bonzo è la materializzazione di un incubo, che aleggerà sulla nipote sino alla tragica fine.

Lo scontro di civiltà è dunque operante, ma la ‘progressiva’ America non vince sul Giappone medievale.

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