CONFLITTO ORIENTE-OCCIDENTE

Madama-Butterfly 2

Proseguiamo con l’analisi dei personaggi di Madama Butterfly da parte del musicologo Michele Bianchi

Proprio l’arrivo di una fregata americana condotta dal comandante Perry impose al Giappone l’apertura di alcuni porti per istituire sistematici rapporti commerciali. Nel 1854 il Giappone subì dunque il primo ‘trattato ineguale’ con una potenza occidentale, il trattato di Kanagawa. Questa concessione provocò inizialmente un moto nazionalista contrario allo shogun, colpevole di avere ‘aperto’ agli stranieri. Questi era il vero detentore del potere, avendo nei secoli relegato l’imperatore a figura sacrale ma priva di ogni funzione decisionale. Nel 1868 il movimento nazionalista, che seguiva il principio sonno-jo-i (onoriamo l’imperatore e cacciamo i barbari), ha il sopravvento. Inizia così l’epoca del Meiji Tenno, l’illuminato governo dell’imperatore che trasformò un paese allo stato feudale in una potenza industriale e militare. Si abbandonò progressivamente la contrapposizione con l’Occidente, e lo stesso imperatore Mutsuhito favorì l’importazione di tecnici e strumentazione stranieri e l’invio all’estero dei migliori studenti giapponesi. Il periodo passato alla storia come ‘la rivoluzione del Meji’ segna la rottura definitiva del Giappone col suo passato feudale, la cui eco si avverte ancora nella Madama Butterfly di Puccini.

Imperatore Mutsuhito

Imperatore Mutsuhito

Non vi è dubbio che Pinkerton nutra un senso di superiorità rispetto alla cultura giapponese nel suo complesso. Ma non poteva sapere che l’Art Nouveau (in Italia più conosciuta come Liberty), inizialmente considerata arte degenere ma riconosciuta poi fondamentale per gli sviluppi dell’arte del ’900 ed alla base della rivoluzione nell’architettura di questo secolo, affonda le sue radici proprio nell’arte giapponese. «Per un’esatta comprensione del Liberty e della sua sintassi è essenziale […] l’influsso dell’arte giapponese, con le sue particolari strutture asimmetriche, in aperto contrasto con ogni ideale rinascimentale, dove il ‘simmetrico’ costituiva uno dei capisaldi estetici». Già «la dimora frivola», «la casa a soffietto» suscita in Pinkerton notevole sconcerto. In virtù delle pareti scorrevoli, la ‘modularità’ e dunque la fungibilità degli spazi non poteva essere compresa da uno yankee, oltretutto vagabondo. Pinkerton non poteva immaginare che proprio questi concetti avrebbero determinato correnti stilistiche che, con il loro ‘minimalismo’ zen, avrebbero fatto sino ai nostri giorni non solo la storia dell’architettura, ma anche dell’arredamento.

Il Liberty in Italia

Il Liberty in Italia

Nella prima versione scaligera, cameriera, cuoco e servitore hanno «nomi di scherno o scherzo. | Io li chiamerò: musi!». La stessa Butterfly è da Pinkerton considerata «donna o gingillo», e, nel migliore dei casi, «figura da paravento». Circa gli zii, Pinkerton afferma: «Capisco – un Bonzo e un gonzo. – | I due mi fanno il paio». La cucina giapponese non è evidentemente apprezzata: «Qua i tre musi. Servite | ragni e mosche candite. | Nidi al giulebbe e quale | è licor più indigesto | e più nauseabonda leccornia | della Nipponerìa». I parenti nel loro complesso gli sembrano assolutamente ridicoli: «Che burletta la sfilata | della nova parentela, | tolta in prestito, a mesata», concludendo: «Dio, come sono sciocchi!». Gli Ottoké, le statuine simboleggianti le «anime degli avi», sono da lui considerati spregiativamente «pupazzi».

Ma la cosa interessante che, prima di conoscere Pinkerton e di innamorarsene, anche Butterfly spregia gli occidentali. Ad un Pinkerton ormai eccitatissimo confessa:

…pensavo: se qualcuno mi volesse

forse lo sposerei per qualche tempo.

Fu allora che il nakodo

Le vostre nozze ci propose. Ma,

vi dico in verità,

a tutta prima le propose invano.

Un uomo americano!

Un barbaro! una vespa! mi dicevo.

Scusate – non sapevo…

Costume Sketch di Pinkerton

Costume Sketch di Pinkerton

Butterfly risente dunque del motto sonno-jo-i, che aveva incitato i giapponesi ad opporsi all’invasione occidentale imposta con i ‘trattati ineguali’. Ma evidentemente ‘ci ripensa’, arrivando a rifiutare le tradizioni del suo passato in forza della nuova presunta cittadinanza americana.

Goro – …per la moglie, l’abbandono | al divorzio equiparò

Butterfly – La legge giapponese… | non già del mio paese.

Goro – Quale?

Butterfly – Gli Stati Uniti.

Costume di Goro

Costume di Goro

Lo scontro est-ovest permane latente e pronto a librarsi nel tragico finale. Butterfly «[…] si inginocchia davanti all’immagine di Budda» e davanti ad essa «rimane immobile, assorta in doloroso pensiero. […]». Dopo aver vissuto in una realtà virtuale dai connotati statunitensi, ella ‘rientra alla base’. Ma questo ritorno le è ormai inaccettabile, specie in presenza di americani che non solo hanno vinto, ma intendono stravincere, appropriandosi anche del figlio. E’ dunque da rettificare l’opinione di Arthur Groos:

Il compositore mantenne il prologo di Illica come primo atto, ma il suo cambiamento di parere sull’atto del consolato riportò in primo piano nel secondo atto l’azione del dramma che aveva causato in prima istanza il suo interesse per questo soggetto, Al tempo stesso queste alterazioni risposero ad una nuova concezione della tragedia. Nella prima parte dell’epistolario l’enfasi è sul conflitto tra Est e Ovest . Questo conflitto è messo in rilievo nel primo atto dalla presentazione di una serie di personaggi prima americani, poi giapponesi, che culmina nel duetto d’amore. Nel secondo atto nell’alternanza dei quadri: la casa di Butterfly, al consolato americano, e di nuovo nella casa di Butterfly. L’eliminazione dell’atto del consolato spostò il baricentro tematico del dramma da questo conflitto culturale ad una tragedia di carattere centrata essenzialmente sull’eroina.

Il conflitto culturale sembra dunque permanere anche in una tragedia fondata non tanto su uno scontro di civiltà, ma di personaggi.

 

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