A colloquio con …

Cucchi

Durante il  concerto hai eseguito il brano che ti ha dedicato il grande Chick Corea, uno dei molti musicisti che hanno scritto composizioni  per te.

Ho conosciuto Chick Corea a Los Angeles negli anni ‘80 e in seguito ci siamo rivisti molte volte in Europa e in America. Negli anni 2000 mi ha dedicato le 6 Ruminations for Guitar (6 Elucubrazioni per chitarra), che ho inciso per la prima volta intorno al 2003 e che ho suonato in 4 continenti. Quest’anno ho trascritto per 2 chitarre 12 delle sue Children’s songs e facendo questo lavoro mi sono familiarizzato di più sul suo linguaggio musicale.Con questa nuova visione ho ripreso le Ruminations e ho scoperto alcuni ritmi nascosti e altri dettagli che a quel tempo mi erano sfuggiti, così ne ho fatto una nuova versione, li ho ripubblicati nel mio ultimo CD con la Naxos (uscito recentemente) e le sto riproponendo in concerto.

Con la tua versatilità riesci ad eseguire nella stessa serata sia la musica barocca che contemporanea

La chitarra è uno strumento versatile e mi piace presentare programmi  che mettano in risalto questa qualità, inoltre un programma vario mantiene alto sia il mio interesse che  l’attenzione del pubblico.

  Quanta influenza hanno avuto nella tua formazione professionale  le iniziali esperienze  con la musica folk?

Da giovane ho suonato vari generi musicali e penso che queste esperienze mi abbiano aiutato ad avere un rapporto più immediato con il mio strumento.

Hai avuto un  eccezionale rapporto con la musica di Leo Brouwer

Ho apprezzato la musica di Leo Brouwer fin dagli anni ’70 e sono stato uno dei primi chitarristi italiani che ha messo in programma i suoi pezzi. E’ stato un innovatore, capace di inventare un linguaggio musicale originale, a volte complesso ma sempre comodo dal punto di vista strumentale, grazie al fatto che  Brouwer, ottimo chitarrista, conosceva alla perfezione lo strumento.In seguito ci siamo conosciuti personalmente, mi ha invitato a Cuba a suonare nel suo Festival dell’Avana, abbiamo collaborato nel progetto della Guitar Symphonietta e ho inciso 3 CD con musiche sue, alcune delle quali inedite.

Il tuo “occhio di riguardo” alla musica contemporanea

Mi è sempre piaciuto sentirmi parte della contemporaneità e ho avuto la fortuna di poter partecipare a lavori di grandi compositori come Petrassi, Berio, Henze  ecc.                                                          Oggi la situazione è molto cambiata ma è un discorso complesso e non è il caso di affrontarlo in questa sede.

Parlaci della tua esperienza didattica  all’Istituto Musicale P. Mascagni di Livorno

Ho aperto la cattedra di chitarra nel 1985 e ho insegnato al Mascagni per 30 anni, diplomando una quarantina di allievi. L’ambiente del Conservatorio livornese era molto amichevole e lo ricordo con piacere. Ho avuto diversi allievi talentuosi e creativi che mi hanno dato molte soddisfazioni. Alcuni di loro si sono trasferiti all’estero e stanno facendo delle belle cose.

I tuoi studenti ti ricordano come persona affabile, comunicativa e molto disponibile al dialogo

Mi fa piacere. Ho sempre cercato di rispettare la loro individualità. Non ho mai voluto essere un guru che impone la sua visione della musica e ho cercato di aiutare gli allievi a trovare la loro strada mettendo l’accento sulla creatività e la comunicativa nell’interpretazione.                                                                                                                                                                                                                            La musica classica è piena di idee fisse e ho cercato di far capire agli allievi la differenza tra una opinione e un fatto.

Ora che hai chiuso con l’insegnamento in Conservatorio continui a tenere Masterclass?

Da quando ho terminato il mio rapporto con il “Mascagni” ho tenuto delle Masterclass in USA e in Italia e ne ho altre in programma in futuro. La dimensione della Masterclass è stimolante: si deve cercare di capire subito i punti deboli e i punti di forza dell’allievo, provare a rimediare ai primi e renderlo consapevole dei secondi.                                                                                                                      Lo faccio volentieri ma, dopo più di 60 anni di attività,  il piacere maggiore rimane ancora quello di suonare.

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