A COLLOQUIO CON…

intervista

COME È NATA LA SUA PASSIONE PER LA MUSICA?

Non saprei dire, l’ho sempre avuta fin da bambino, anche se ho capito più tardi che sarebbe potuta diventare la mia vita. Da bambino giocavo a inventare delle canzoncine, però non ci riuscivo mai, anzi mi ero convinto che fosse impossibile. Provavo a farlo per gioco, mentalmente, magari mentre pescavo (da bambino ero appassionato in maniera esagerata di pesca, a sette anni costrinsi mio padre a fare tutte le pratiche per avere una licenza di pesca, che era un vero documento di riconoscimento con foto autenticata ecc. Ma con grande rammarico non ho mai incontrato un guardiapesca, sarei stato fiero di poter esibire la mia licenza ma purtroppo non mi è mai successo che qualcuno mi chiedesse di mostrargliela), ma ricadevo sempre su una melodia già esistente.

…CONDIVISA OVVIAMENTE DA SUO PADRE, IL GRANDE REGISTA UGO GREGORETTI

Condivisa sì, soprattutto quando un po’ più grande mi spinse a proseguire gli studi in conservatorio invece di dedicarmi alla biologia marina. All’inizio volevo fare il direttore d’orchestra, ma poco a poco mi resi conto che la composizione era una cosa più adatta alla mia indole tutto sommato riservata.

IL MONDO DEL CINEMA IN CUI E’ CRESCIUTO HA INFLUENZATO SENZA DUBBIO LE SUE SCELTE COMPOSITIVE. MI RIFERISCO ALLE COMMEDIE MUSICALI E ALLE COLONNE SONORE

Inevitabilmente lo sbocco professionale più naturale dopo il diploma mi sembrò quella che oggi si chiama musica applicata. Ho studiato al conservatorio di Roma con Mauro Bortolotti, un compositore al quale devo moltissimo, ma che non aveva alcuna stima della musica per film o per teatro. Mi voleva bene ma mi rendevo conto di non soddisfare le sue aspettative di compositore d’avanguardia. Nonostante questo però, dopo il diploma, rassegnato al fatto che non gli avrei dato grandi soddisfazioni ma comunque, credo, stimando il mio lavoro, fu proprio lui a mettermi in contatto con Ennio Morricone che conosceva bene sia perché erano stati entrambi allievi di Petrassi, che per il fatto di essere entrambi attivi all’interno di Nuova Consonanza, l’associazione che avevano istituito negli anni ’60 con Guaccero, Macchi, Evangelisti e altri, e della quale oggi mi onoro di essere presidente. E’ vero che essendo cresciuto a contatto con il cinema sono stato in qualche modo influenzato da questo, mi piace l’ambiente del cinema, ma non mi piace particolarmente il mondo della musica per film.

ANDANDO NELLO SPECIFICO…

Ci sono nel settore tanti colleghi che stimo e dei quali sono amico, ma secondo me si preoccupano troppo di darsi e ricevere premi, di piccole gratificazioni e di una notorietà esteriore, spesso a scapito di rivendicazioni importanti che la categoria dovrebbe sostenere con più energia sia nei confronti dei produttori che dei referenti politici. Ciò naturalmente non toglie nulla alla stima che ho nei loro confronti in quanto compositori, ma secondo me sono troppo ingenui sul piano “politico”.

SENZA DIMENTICARE LA SUA VALIDA ESPERIENZA DI DOCENTE DI COMPOSIZIONE IN VARI CONSERVATORI ITALIANI

Ho scoperto l’insegnamento molto tardi, a cinquantadue anni suonati, e per come funziona il sistema mi dicono che sono stato quasi miracolato a poter insegnare composizione. Prima ero molto impegnato nella musica applicata e nelle opere teatrali che ho avuto la fortuna di poter scrivere e veder rappresentate in teatro. Confesso che ho iniziato a insegnare un po’ per scaramanzia (la professione “liberissima” è di una precarietà assoluta), e poi mi sono appassionato. Unico rammarico, prima di insegnare ero spesso in giro per il mondo, anche per lunghi periodi, ora sono per forza diventato un po’ più stanziale.

NEL SUO CURRICULUM SPICCA IL PERFEZIONAMENTO IN DIREZIONE D’ORCHESTRA CON IL GRANDE FRANCO FERRARA

Fu un incontro breve ma importante per capire tante cose. Anche che la direzione d’orchestra non faceva esattamente per me. Non ebbi delusioni in quell’occasione, anzi fu affascinante e un’esperienza molto importante sul piano musicale. Però cominciavo a capire che lo studio della direzione d’orchestra è molto studio del repertorio (e un po’ dell’agiografia di grandi direttori del passato), mentre la mia mentalità di compositore avrebbe voluto più tecnica e comprensione razionale del perché una partitura suoni così magicamente bene, se poi andasse diretta in quattro mentre, che so, “Kleiber la faceva in due” mi interessava e mi interessa poco. Il grande Ferrara avrebbe per sua indole soddisfatto appieno le mie aspettative, ma i tempi stretti e gli allievi che, giustamente, premevano per fare carriera prima possibile, condizionavano inevitabilmente il suo modo di fare didattica, almeno negli ultimi anni della sua vita, prima non so.

CI PARLI DELLA SUA ESPERIENZA COME PRESIDENTE  DELLA ASSOCIAZIONE NUOVA CONSONANZA DI ROMA

E’ un lavoro faticosissimo, che mi ripromettevo di lasciare alla scadenza del mio mandato triennale lo scorso anno, poi invece mi sono ricandidato e sono stato rieletto. Ho proseguito perché allo stesso tempo è un lavoro affascinante e mi trovo bene con le persone con le quali collaboro all’interno dell’associazione. Abbiamo concordato di cercare di crescere perché ora, volenti o nolenti (a dire il vero, all’inizio, nolenti) è così che va il mondo. Non si può più essere troppo autoreferenziali, ma bisogna aprirsi alle grandi collaborazioni anche internazionali altrimenti si chiuderebbe perché (non senza qualche ragione) verrebbe meno il contributo economico pubblico. Abbiamo fatto di necessità virtù cercando di aprirci a un pubblico più ampio che non si limitasse a quello iperspecializzato della contemporanea, pur senza mai rinnegare nulla delle nostre convinzioni artistiche, ora non torneremmo indietro anche potendo, perché aver raggiunto, sia pure nel nostro piccolissimo, una dimensione in qualche modo internazionale è molto stimolante anche sul piano della crescita artistica di noi singoli compositori soci di Nuova Consonanza. In questo una città come Roma naturalmente aiuta per la presenza di tante accademie e istituti stranieri, e anche di un turismo “colto” che negli ultimi anni si sta sviluppando sempre più.

UN CONSIGLIO ALLE “NUOVE LEVE” DELLA COMPOSIZIONE

Di perseguire i loro ideali artistici senza farsi distrarre dalla ricerca immediata del “posto fisso”. Oggi, anche grazie a internet, è possibile per i compositori (e in genere per gli artisti) vivere di sostegni vari, pubblici o privati, potendosi dedicare in pieno alla propria attività artistica senza dover fare altro per sopravvivere. Basta essere disposti a spostarsi per qualche tempo in Germania, in Svizzera o negli USA per poter vivere agiatamente e lavorare senza distrazioni grazie al sistema delle “residenze”. Ci sono posti che accolgono artisti affermati ma anche neodiplomati all’inizio della carriera, e le selezioni avvengono in modo trasparente e meritocratico senza bisogno di avere “agganci” o conoscenze. E’ un sistema ottimo e aperto a tutti per avviare una carriera internazionale. Dispiace quindi un po’ vedere (e da insegnante ne vedo) allievi che rincorrono il corso “abilitante” del momento (che poi di solito non abilita un fico secco perché la normativa cambia in continuazione) trascurando magari lo studio vero e proprio e il lavoro creativo. E’ un peccato, soprattutto per loro, dovrebbero prima crescere e cercare di realizzarsi, prima dovrebbero fare esperienza e mettersi alla prova, c’è tempo in seguito per altre attività più stabili sul piano pratico ed economico.

PROGETTI FUTURI

Al momento il festival di Nuova Consonanza è totalizzante, ma ho in cantiere vari pezzi con scadenze anche ravvicinate come un progetto discografico con dei bravissimi solisti dell’Orchestra Sinfonica abruzzese, un pezzo per il trio di percussioni Ars Ludi (a marzo alla società Barattelli dell’Aquila), un altro brano per percussioni, questa volta sei esecutori, per la Chigiana di Siena, e un progetto un po’ particolare al quale tengo molto: un brano per due cori e due gruppi strumentali “opposti” (un ensemble barocco che interagisce con un quartetto pop/rock) che operano un po’, mutiatis mutandis, come i cori battenti di San Marco a Venezia e sui quali svetta un solista (il grande sassofonista francese Daniel Kientzy). Il progetto partirà il 21 giugno dal castello di Blois nella valle della Loira, per poi proseguire con altre date sempre in Francia, e, ci auguriamo, in altri Paesi.

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