A COLLOQUIO CON…

Intervista Colombini

Ti ricordo uno studente pieno di entusiasmo con la passione per la musica

La Musica è sempre stata la mia passione più grande, la mia maggiore ragione di vita e, assieme agli affetti, lo rimane tutt’oggi. Ho sempre studiato e studio volentieri: faccio una vita che mi consente di studiare ogni giorno almeno 8 ore il giorno. Cosa studio? Tutto ciò che mi interessa: Musica in primis, Storia, Filosofia, Politica, Geopolitica, Letteratura, Arte e Teatro soprattutto. Avendo la fortuna – mista a capacità, ovviamente… Dal niente non viene niente… – di parlare tre lingue oltre l’Italiano, mi piace usare il web come fonte inesauribile di sapere. Un sapere comparato: parlando più lingue, mi piace confrontare le fonti e imparare sempre di più, e se confronti eviti tanta spazzatura che proprio sul web puoi trovare (ma occhio: di spazzatura se ne trova tanta anche nei libri, spesso anche nei libri di testo scolastici…indi…). La Musica resta comunque la mia passione più grande.

Nelle scorse due settimane ho imparato pressoché a memoria le partiture della 4° sinfonia e 6° sinfonia di Ludwig Van Beethoven, studiandole battuta per battuta e memorizzandole. Le dirigerò nella stagione 2020 ma ormai sono pronte all’uso, diciamo così, e arriverò alle prove preparato ed agguerrito…

A gennaio riprenderò invece il Tedesco, per renderlo più fluido rispetto ad ora. E poi come sempre filosofia e storia, che male non fanno mai, Ma Musica sempre.

E poi ho un trucco: quando preparo un concerto e studio partiture che devo eseguire di lì a breve, seguo un obbligo utilissimo: mai ascoltare nemmeno una volta quelle musiche che dovrò dirigere ma ascoltare pezzi totalmente opposti, quasi in conflitto. Adesso che sto per dirigere molta opera a Vienna (da Aida a Tosca, da La Bohème a Don Giovanni, da Der Rosenkavalier a Turandot e il Trovatore), l’ascolto quasi obbligato è gli ultimi quartetti di Beethoven o i Coldplay o i Muse, con qualche inserto di Barocco Francese o Inglese. La mente ne esce rigenerata e ripulita, tanto quello che ci deve essere, è già lì, come diceva Karajan.

…con il grande amore e venerazione, appunto, nei confronti di Herbert von Karajan

Herbert Von Karajan dovrebbe essere venerato ed amato da tutti coloro che, come me, non vengono da famiglie ricche e benestanti. Famiglie a cui, in un passato non troppo lontano, era riservato il piacere non solo di fare Musica ma di ascoltarla e di conoscerla a fondo.

I Teatri erano per i ricchi, la Musica Sinfonica e Cameristica era per i ricchi.

Karajan, con la sua passione per il mezzo tecnico, le incisioni, i dischi, i Film musicali, ha rotto questo rapporto esclusivo ed ha fatto conoscere il grande repertorio a miliardi di persone, aprendo così a molti di noi la possibilità ineffabile di entrare nel Mondo della Musica.

Solo per questo, gli dovremmo erigere un tempio. Per non parlare poi, e parlo da direttore d’orchestra, di ciò che poteva e sapeva realizzare sul podio e con lo “strumento” delle sue Orchestre. Una lezione che, già all’ascolto, vale, per un direttore come me che trova nell’ascolto dei grandi una grande fonte di sapere, più di 1000 master inutili e costosi, con direttori che spesso ne sanno poco o niente e che, come al solito, meno sanno e più vogliono insegnare…

Per questo imploro sempre i miei amici direttori di non abbandonare l’esercizio più grande per un direttore: ascoltare, ascoltare la musica magari interpretata dai colleghi. Karajan lo faceva regolarmente, con grandissima umiltà. Ma l’Ascolto lo rendeva un direttore che, unico caso nel mondo della Musica, era qualcosa di molto più grande di un Direttore, era un Demiurgo ed un Comunicatore come nessun altro è esistito o esisterà. Ed è comunque una esperienza formativa sentire e capire come i colleghi risolvono certi problemi orchestrali. Un mio vecchio maestro, il grande Peter Maag con cui ho fatto tre anni di seminari a Treviso, usava dire che si impara più da una performance brutta e di livello scadente che da una bella <…Gli errori insegnano: i tuoi e quelli degli altri!>

Da qui la necessità di iniziare gli studi pianistici

Ho fatto privatamente pianoforte, dovendolo poi sospendere per un brutto incidente al polso destro. Ho continuato a studiare solfeggio, armonia, composizione, dedicandomi due anni allo studio sempre privatistico delle percussioni (che restano infatti un settore orchestrale il cui suono e il cui contributo curo particolarmente nelle mie esecuzioni) acquisendo i dettami di base. La direzione d’orchestra è nata da puro autodidatta, con un gesto che però in molti hanno subito giudicato bello ed espressivo. Un noto e grande musicista lucchese mi definiva, in modo assai lusinghiero, “la persona più musicale” che avesse mai incontrato (mai capita questa espressione ma la prendevo nel senso giusto…Forse con musicale intendeva “con spiccato senso ritmico”, con spiccata capacità di creare un suono “vivo e giusto” oppure – cosa che mi riconosco in pieno – capace di legare le frasi e creare cantabilità nella esecuzione orchestrale? Non lo so ancora…), un altro mi disse “Se tu avessi studiato seriamente – ho studiato privatamente – indi lo studio è serio solo se c’è una scuola che certifica? Quanti grandi della storia hanno studiato privatamente, con insegnanti privati…indi? – e non ho titolo accademico: sono in ottima compagnia, mi si scusi il paragone, da Wagner in poi…ce n’è un vagone come me -, gli avresti fatto il mazzo a tutti…”. Non ho necessità di rivalse o di lotte verso colleghi: faccio il direttore perché mi piace e mi diverto, non è il mio lavoro preminente, non mi definisco un Musicista  (anche se lo sono più di molti che fanno musica professionalmente, non amando la Musica e non rispettandola o venerandola come la rispetto e la venero io, dal segno scritto alla sua trasposizione in suono. Magari avessero il rispetto che ho io in questo senso…). Faccio il direttore d’orchestra perché SIN DA PICCOLO VOLEVO ESSERE direttore d’orchestra e mi sentivo di poterlo fare. E mi diverto. E quanti direttori d’orchestra che non hanno scelto questo ruolo per vera passione, per ardore quasi monacale come è successo a me, quasi come una missione, ho visto montare sul podio, forti di studi e titoli. Ma li ho visti, in molti, fallire e diventare solo dei routiniers, gente che lo fa appunto “perché lo deve fare”, per campare. E con costoro, chi ci rimette è solo la Musica e il Pubblico che assiste a esecuzioni scadenti. Per non parlare degli orchestrali che si annoiano e giustamente rendono il 30% di quello che un buon Direttore, ispirato e carismatico, può invece ottenere da essi. Poiché, sempre Karajan dixit, la direzione d’orchestra è per 5% tecnica, per 95% pura psicologia. Altro motto di vita.

Mi diceva un vecchio amico musicista inglese “Diplomi ne danno a tutti, a scuola ci vanno tutti: noi un direttore vero lo vediamo già da come monta sul podio…”. Niente di più vero, dopo 25 anni di direzione e 400 concerti eseguiti, posso dire che non c’è niente di più vero.

Sei nato prima come organizzatore o come Direttore d’Orchestra?

Organizzatore lo fui sin dal principio, dal 1990. Il primo concerto lo diressi nel 1994. Ma devo essere onesto: sin da bambino, volevo essere direttore, volevo fare quello, Mi ricordo le suore all’Asilo, che mi facevano dirigere il coro dei bambini nei canti di Natale, o mio padre che mi trovò con le cuffie a dirigere il Messiah di Haendel davanti allo stereo a 10 anni. Pover’uomo, mi voleva giocatore di calcio, sport e disciplina che ancora oggi odio a livelli parossistici…Indi la direzione era nel DNA, non chiedetemi il perché. Ricordo ancora mio nonno che mi teneva sulle ginocchia a 2 anni e mi faceva ascoltare i dischi 33 giri di Toscanini o la prima volta, a 9 anni, che misi sul piatto del giradischi la Musica sull’Acqua di Haendel diretta da un tipo con un nome strano, Herbert Von Karajan, non me li dimenticherò mai… 

E’ scorretto asserire che la Filarmonica di Lucca è come se fosse una tua figlia?

E’ davvero la mia figlia, la mia creatura più bella, un’Orchestra che è cresciuta immensamente e che cresce sempre di più per qualità di suono – che qualche malalingua dice essere il frutto diretto della mia passione e della mia anima, visto che questa orchestra è, e rimane, la mia orchestra personale e privata. Un gruppo di grandi musicisti e di grandi amici. Ci sorprendiamo ogni tanto a ripensare a 10 anni di concerti insieme e di come siamo cresciuti e maturati – per non dire invecchiati: siam sempre leoncelli – insieme…Un’orchestra che – un noto musicista lucchese me lo ha detto, non credo per adulazione ma con sincerità – suona come nessun’altra e che ha una profondità di suono che si ascolta raramente in Toscana e che è una bella rarità in Italia, con solisti di livello assoluto.

Un’Orchestra che stai portando a esibirsi nelle più famose sale Europee.

Ci esibiamo molto, il repertorio si allarga e si espande anche se i capisaldi restano immutati. Tanta opera, tanto Puccini, tanto Verdi, tantissimo Mozart – sia opera che sinfonico – ma anche repertorio sinfonico stretto che fino ad oggi, in quasi 300 concerti, è andato da Lully fino a Gershwin e John Williams, toccando molto Wagner, Strauss, Bruckner, Beethoven, Brahms, Ravel, Vaughan Williams e Elgar (autori dei quali abbiamo eseguito e filmato prime esecuzioni italiane di grandi capolavori), Sibelius, Fauré, Haendel, Bach. Con però sempre un ritorno costante a Mozart, la cui difficoltà e la cui bellezza sono i campi ideali per creare un nuovo suono orchestrale. Mia figlia, se posso dire così, ha avuto ed ha una educazione sonora vecchio stampo: mi piace il legato, mi piace il suono caldo e vibrato degli archi, mi piace il fraseggio dove le pause hanno il loro rilievo ma dove la linea del canto, in ogni autore, non venga mai sacrificata e dove le pause appunto non siano cesure sonore. E’ una delle pratiche che più spesso seguo in prova: legare le frasi, non distruggere la linea melodica e di canto, nel rispetto della partitura ma, come insegnava Karajan, nel rispetto della bellezza della Musica.

Perché la Musica, primariamente, deve essere bella.

Con l’Orchestra apriamo la stagione della Società dei Concerti di La Spezia al teatro Civico ormai dal 2000 – quest’anno siamo al 20mo anno, ogni anno ci richiamano e ci firmano il contratto per l’anno dopo il giorno dopo del nostro ultimo concerto– e ci esibiamo regolarmente in tutta la Toscana e in tutta Italia, il prossimo anno per ben due volte in Gran Bretagna e nel 2020, ottobre, alla Royal Albert Hall a Londra. Al Musikverein di Vienna siamo ospiti fissi da 6 anni; nessun’ altra orchestra europea, a parte i Wiener Philharmoniker, ha un record tale di costanza. I Berliner, ovviamente con le debite proporzioni, vanno al Musikverein, per esempio, ogni due tre anni…E abbiamo sempre un grande successo di critica e di pubblico, oltre che di spettatori visto che ogni nostro concerto viene filmato dal nostro Media Production Department e visualizzato da centinaia di migliaia di spettatori. 

Parlaci del “Puccini e la sua Lucca Festival”

Poche intuizioni giuste ho avuto in vita mia, forse cinque o sei – ma in un mondo dove la stragrande maggioranza delle persone non ne ha manco una, sono già un gran fortunato…  – e il Puccini e la sua Lucca Festival è sicuramente la migliore intuizione di tutte.

Una formula che unisce il commerciale/turistico 4.0 alla qualità culturale, con un prodotto vincente e eseguito in modo qualitativamente molto buono – la Musica di Puccini – che si unisce ad una proposta culturale che va ben oltre i normali festival turistici e commerciali che si trovano in tutta Europa e che, comunque, al massimo, durano 3 mesi.

Il Nostro Festival dura tutto l’anno, coinvolge una macchina artistica imponente di quasi 90 artisti professionisti che collaborano con noi a tempo pieno, una presenza web importante, un limitatissimo impatto visivo sulla città (di certo non stupriamo il centro storico con strutture invasive: eppure totalizziamo quasi 55mila spettatori annui complessivi con i nostri eventi) ma un grandissimo impatto di risultato e di indotto. Se siamo stati oggetto di ben 5 tesi di laurea ed abbiamo un indotto complessivo per Lucca di circa 40milioni di euro annui, che si riversano su alberghi, ristoranti, servizi del terziario e varie, è solo grazie ad una macchina perfetta. Lo paragono spesso al mio amato Esercito Britannico, piccolo ma estremamente operativo, performante, di successo e pronto ad ogni sollecitazione. Poi, a fronte di un festival ottimamente organizzato – mi si scusi l’ardire ma un mio vecchio maestro, noto parlamentare DC, soleva dirmi “evita di fare il modesto a tutti i costi: ci pensano già gli altri a tirarti giù”, indi bene dire cose che comunque sono provate da fatti concreti, se passo da spaccone, mi perdonerete…-, c’è un prodotto vincente e di livello planetario, la Musica stratosferica di Giacomo Puccini, per 40 anni rimasta oggetto di una piccola combriccola di pseudo intellettuali che con essa hanno fatto affaretti personali di piccolo cabotaggio e che invece noi, col nostro lavoro misto ad ardore davvero monastico (una cricca di trappisti, siam stati definiti da qualche collega organizzatore: niente setta, semplicemente amiamo quello che facciamo e lo facciamo con cuore, competenza, savoir-faire e gusto. Frutto di tanto lavoro e tanto sacrificio e di uno staff ormai con me da decenni) abbiamo riportato a Lucca facendola divenire un bene cittadino costante ed immancabile, uno dei motori portanti della cultura e della economia della città. Spacconate? No, Verità provate da fatti.

Sei inoltre in contatto con Sky ed altre importanti emittenti per registrare e diffondere nel mondo la musica da te diretta

Sky Arts International , BBC, ITV sono interessate e collaborano con noi per realizzare documentari. Il primo, dedicato alla mia messa in scena e direzione de La Bohème di Puccini lo scorso Ottobre 2017 al Teatro del Giglio a Lucca (la prima volta che un direttore era anche regista del capolavoro Pucciniano e che Sky ha interamente filmato sia in prova che nella intera performance, mandando in onda il documentario nel dicembre successivo ed ottenendo nella sola Gran Bretagna un’audience strabiliante perfino per gli Standard di Sky International) ha avuto appunto così successo che Sky Arts International ha finanziato una intera serie di programmi dal titolo WHO’S THE BEST dove il sottoscritto, girando l’Europa ed utilizzando parte delle 280 ore di programmi full HD già da noi realizzati, metterà a “confronto amichevole” i grandi compositori della storia della Musica, da Bach versus Haendel a Mozart versus Beethoven a Wagner versus Verdi. I programmi verranno realizzati entro il giugno 2019 e messi in onda a dicembre in Gran Bretagna e Germania. Oltre a questo, un altro mio figlio prediletto, la mia eredità video ( i film dei nostri concerti, 280 ore complessive che ogni anno si ingrandiscono di 30 ore di nuovi concerti con repertorio sempre più vasto) sono stati riuniti in, al momento, 60 episodi della CLASSICAL COLLECTION by ANDREA COLOMBINI, una serie vastissima di documentari prodotti da Starcontent UK Ltd e distribuiti al momento attuale in 13 paesi del Mondo, con un ritorno pubblicitario immenso per il nostro Festival, la nostra Orchestra, Lucca e l’Italia. Una bella attività, un’altra felice intuizione in cui mi sono anche divertito a svolgere un’altra attività che adoro, quella di regista teatrale e televisivo, visto che per più di 15 anni sono stato anche attore teatrale amatoriale prima, ma anche professionista, vincendo anche premi nazionali per le mie interpretazioni, potendomi così dedicare al palcoscenico anche in un’altra vesta splendida e di grande impegno e sfida.

Una curiosità: il segreto per dirigere a memoria l’Ottava Sinfonia di Bruckner, bestia nera di tutti i direttori d’orchestra

Basta amare questa Sinfonia come la amo io. Posso dirigerla e concertarla a memoria, mi ricordo ormai visivamente l’intera partitura, lettere, numeri, singole battute, singole figure ritmiche ed è sempre una gioia per me, quasi ogni giorno, non tanto ascoltarla (non ho più bisogno di ascoltare materialmente una musica che amo, posso semplicemente immaginarla e cantarmela tutta interiormente voce per voce, parte per parte, una specie di meditazione tantrica mettiamola così…) ma pensarla e immaginarla appunto interiormente. Mi succede con tutte le musiche che adoro e che fanno parte della mia vita (dal Tristano di Wagner al Don Giovanni di Mozart, che per inciso dirigerò e metterò in scena nel settembre 2019, alla IV Sinfonia di Brahms alla Salomè di Richard Strauss, dai Walzer di Strauss a La Bohème o la Turandot di Puccini, solo per citarne alcune) e che hanno significato e significano tanto per me: quando poi apri la partitura, leggi il segno scritto, canti le singole parti, provenendo da questo percorso di amore da più di 40 anni, e tutto ti risulta più facile.

Sapessi quanto è più semplice andare di fronte ad un’orchestra che non ha mai affrontato un capolavoro (anzi, IL capolavoro) come l’Ottava di Bruckner e, con poche indicazioni, con pochi segni essenziali laddove ci sono le vere difficoltà, ma con gesto convinto e partecipe, renderla una cosa “quasi” facile, pur nello stupore generale vista la difficoltà del pezzo (pezzo che per inciso, a parte il sottoscritto, solo Chailly, come italiano, ha diretto: i grandi Italiani, da Muti a Abbado sino a Toscanini, Gui e Ferrara, non si sono mai nemmeno avvicinati a questa bestia nera, giudicandola troppo difficile). E con una resa documentata di grandissimo valore e di bellissima dignità musicale.

Basta solo amarla e far capire agli altri questo amore per questo pezzo così arduo ma così immensamente bello, per me la Sinfonia che ha perfino superato la Nona di Beethoven per costruzione, forma mirabile, significato, slancio, valore interiore e filosofico, passione. Ed è un amore che dura da più di 30 anni e che mi accompagnerà fino al mio ultimo momento in questa dimensione.

Puccini mi perdonerà. Mozart e Wagner pure, ma l’Ottava resta LA Musica della mia vita. Alle piazze d’onore, e sempre da me dirigibili e concertabili a memoria come spesso faccio, metto il Liebestod dal Tristan und Isolde, il Don Giovanni di Mozart, La Bohème di Puccini (altro pezzo di difficoltà immensa) e l’Ouverture da Il Pipistrello di Johann Strauss Jr (altro pezzo strepitoso e per molti direttori insormontabile, per inciso pezzo che ho registrato in video per più di 40 volte, ogni volta una gioia e una emozione sempre nuova, con dettagli nuovi), ma l’Ottava di Bruckner resta per me IL momento, la summa della Mia vita. Voglio tornare a dirigerla presto con le mie amiche ed amici della Filarmonica di Lucca. Sarà ancora una volta un momento – come disse un mio amico violinista dopo una esecuzione della Sinfonia a Lucca – di mia vera gioia personale, ma condivisa con coloro a cui voglio bene e che sono cresciuti musicalmente con me.

Un incontro con una vecchia amica, con una amante, con qualcuno che ha condiviso con te la vita e che incontri sempre volentieri.

 

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